Con lo spritz di oggi pomeriggo si è chiusa la prima parte del corso: ci siamo lasciati alle spalle cinque giorni di apprendistato duro. Non sto parlando di voi quanto del sottoscritto. Come vi avevo raccontato, in questo ruolo del 'professore' mi sono sentito un novellino. Nel mese prima di partire per Siena ho anche avuto la tentazione di fare una lista di scuse (bizzarre, implausibili, perlopiù patetiche, insomma da vergognarsi duro) con cui schivare l'impegno preso con il giovanile prof. Antonio Rizzo, ma ormai avevo l'incarico del consiglio di Facoltà ;-). Poi invece pian piano mi mi sono abituato. E vi sono grato di avermi concesso una settimana di ricerca e sperimentazione in cui, vi assicuro, ho preso molto di più di quello che vi ho dato. Il vero workshop di physical-computing l'ho insegnato in primo luogo a me stesso. Scusate ma ora una vocina dentro di me mi fa segni inquietanti e prova a spiegarmi che queste cose non dovrei scriverle, quindi magari la smetto. Complice la piacevole cena con Maurizio Caporali e un album di Sebastien Tellier mi sentivo in vena di riflessioni.
:-)
"occorre rappresentare molto rapidamente centinaia di ipotesi in modo sufficientemente descrittivo..."
Iniziamo dal disegno corsivo: il termine l'ha inventato Enzo Mari e questi – http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8817026816 –potrebbero essere 25 € ben spesi. Avrei voluto parlarvene già dall'inizio, poi mi è passato di mente e, per fortuna, oggi ho recuperato ai supplementari. Mari è bravo bravo, ha questo gusto retrò che gli perdoniamo perchè ormai ha la barba bianca come Piazza del Campo questa notte di neve e – se guardate sotto la patina marxista – trovate molta più intelligenza di quanta ne possiate sopportare in un solo giorno. Per questo verrebbe voglia di abbracciarlo.
"inventarono [i monaci] la scrittura corsiva senza essere coscienti della sua straordinaria qualità 'altra'... una scrittura fluida e veloce consente di fermare quasi instantaneamente quel flusso di lampi che il nostro cervello produce in continuazione..."
Dicevamo, il disegno corsivo sta al disegno tecnico/progettuale come la scrittura corsiva sta alla scrittura in stampatello (quella usata in tutta l'antichità). Mari ci dice che non è uno di quei posti in cui si arriva in autostrada. Ci va un po' di impegno. Esercizi + frustrazione + insicurezza + incertezza: tutte cose buone al contrario di quello che si pensa. Soprattutto, per un designer, se affiancate da una bella dose di ambizione + determinazione.
Disegno corsivo come strumento di pensiero, flusso, trasformazione, ideazione rapida e ripetuta VS disegno come tecnica 'hard' di illustrazione.
Oggi ho azzardato un paragone: Arduino è il disegno corsivo della progettazione elettronica. Lo strumento che mancava a tutti (tutti == quelli come noi, infatti probabilmente i vostri amici se dite 'arduino' ancora una volta vi daranno una testata pur di farvi tacere). Non si può progettare l'interazione, che è fatta di comportamenti, esclusivamente con medium statici. Si arriva ad un certo punto dove è necessario passare all'azione. I prototipi di interaction design possono permettersi un certo grado di low-fidelity su molti fronti ma non su quello dei comportamenti, bisogna provarli dal vivo, iterare, modificarne funzioni e behaviours –con immediatezza ed economia di tempi e di mezzi– per tutte le alternative necessarie al corretto svolgimento del progetto. L'unico modo valido di apprendimento che ci interessa è attraverso il 'fare'.
Learning by doing.
Parlando di disegno non posso non ricordare una altro maestro incanutito, Bill Verplank, che è stato due volte mio professore. Bill non è solo l'inventore dell'icona del documento con l'angolo ripiegato che vedete su tutti i computer del sistema solare, ma è anche un insegnante strabiliante. Ancora ricordo l'emozione che provai durante la sua lezione introduttiva sull'interaction design in cui disegnava 'live' con una maestria (che invidio) su una specie di lavagna luminosa.
Interaction design is design for human use. It involves answering three questions:
- How do you do? What sort of ways do you affect the world: poke it, manipulate it, sit on it?
- How do you feel? What do you sense of the world and what are the sensory qualities that shape media?
- How do you know? What are the ways that you learn and plan (or perhapse, how we want you to think)?
Se non l'avete già letto, vi consiglio questo: https://ccrma.stanford.edu/courses/250a/lectures/IDSketchbok.pdf
Grazie a tutti, è stata una stupenda settimana. Ci sentiamo a breve con un riassunto del brief progettuale (social network + mappe + tempi + emozioni + se i vostri oggetti potessero parlare + mille altre questioni) a cui dovrete lavorare –duramente– nel corso del prossimo mese. Nel frattempo rileggetevi tutti i post vecchi per fare un ripassone.
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